Introduzione

ATLAS esplora se l’autotraduzione — cioè il tradurre le proprie opere in un’altra lingua — possa servire come strumento di riconoscimento, inclusione e sviluppo sostenibile delle lingue minorizzate, in linea con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’UNESCO. Il progetto si concentra su come questa pratica possa rafforzare le lingue minorizzate e sostenerne la vitalità nel tempo.

 

Le lingue stanno scomparendo a un ritmo allarmante. Tra il 1950 e il 2010, 230 lingue si sono estinte, con una media di quattro all’anno. In Europa, circa il 44% delle lingue è a rischio, spesso a causa di interruzioni nella trasmissione tra le generazioni, di una scarsa valorizzazione della lingua e di un supporto istituzionale limitato. Nonostante numerosi impegni pubblici a favore del multilinguismo e della diversità culturale, le lingue non nazionali rimangono poco studiate e spesso marginalizzate.

L’Europa offre un contesto ricco per lo studio del multilinguismo e del potere, poiché le lingue presenti in spazi multilingui raramente godono di pari status. L’autotraduzione è particolarmente significativa in questo contesto: autore e traduttore coincidono, permettendo di rappresentare la propria opera in più lingue, esprimere identità ibride e connettere comunità culturali distinte. Questa duplice posizione consente agli autori-traduttori di sfidare il dominio delle lingue maggioritarie e di diventare potenti agenti di visibilità, equità e pratiche multilingui.

L’autotraduzione si incontra in molti contesti — dalle società postcoloniali alle migrazioni, fino alle comunità minoritarie consolidate nel tempo — ma il suo ruolo nel sostenere la vitalità e la sostenibilità delle lingue non è ancora stato esplorato a fondo. Le ricerche esistenti raramente tengono conto delle prospettive della comunità più ampia. ATLAS colma questa lacuna combinando ricerca partecipativa, analisi sociolinguistica e studio delle pratiche editoriali, per capire come l’autotraduzione possa rafforzare le lingue minorizzate e favorirne il riconoscimento socioculturale.

 

Il progetto si concentra sull’autotraduzione del siciliano nella musica e nella poesia, esaminando perché gli artisti si autotraducono, come le loro opere vengono presentate e promosse, e come la società reagisce. L’obiettivo è comprendere se l’autotraduzione possa avere un potenziale attivista per proteggere e promuovere le lingue minorizzate, favorendo una maggiore uguaglianza in Europa e oltre.

Lingue minorizzate in ATLAS

Cos’è una lingua minorizzata?

L’idea di lingua “minoritaria” o “minorizzata” non è fissa: dipende da un determinato luogo, periodo e contesto sociale. Una lingua è considerata minoritaria quando occupa una posizione subordinata rispetto a un’altra lingua più dominante all’interno di una comunità. Questo status deriva da forze politiche, economiche e culturali, e non da caratteristiche intrinseche della lingua stessa.

 

Nella sociolinguistica, in Italia si utilizza comunemente il termine lingua minoritaria. Negli studi sull’autotraduzione, Castro et al. (2017) propongono il termine “minorizzata” (minorised) per evidenziare come alcune lingue siano attivamente marginalizzate e considerate meno preziose. Seguendo questo approccio, ATLAS usa il termine lingua minorizzata per riferirsi a qualsiasi lingua che manca di riconoscimento, visibilità o sostegno rispetto alla lingua dominante utilizzata nella stessa comunità.

Perché il siciliano?

La Spagna ha avuto un ruolo di primo piano nella ricerca sull’autotraduzione, soprattutto grazie agli studi su basco, catalano e galiziano. Anche l’Italia ha contribuito in modo significativo alla letteratura accademica e vanta una lunga storia di diversità linguistica, ma la ricerca si è concentrata prevalentemente su autori della diaspora, piuttosto che sulle varietà linguistiche locali.

 

ATLAS si concentra sul siciliano perché occupa una posizione minorizzata e vulnerabile. Nonostante la sua ricca storia e la consolidata tradizione scritta, il siciliano è ufficialmente classificato come dialetto. L’UNESCO lo riconosce come lingua vulnerabile, ma la legge italiana non lo riconosce come lingua. Il siciliano stesso non è uniforme: sull’isola esistono molte varietà. In questo progetto, per “lingua siciliana” si intende una varietà linguistica definita da caratteristiche strutturali comuni, e il termine lingua è utilizzato semplicemente per indicare un mezzo di comunicazione con proprie funzioni e organizzazione.

 

La ricerca individua diverse sfide: segnali di trasmissione interrotta tra le generazioni, atteggiamenti poco favorevoli rafforzati dalle politiche linguistiche e dalla scuola, e un uso scritto limitato a pochi ambiti. Allo stesso tempo, l’autotraduzione è attivamente praticata, soprattutto nella musica e nella poesia, sia nell’editoria tradizionale sia negli spazi digitali.

 

Questi diversi spazi svolgono ruoli distinti. I testi scritti e la letteratura spesso conferiscono prestigio e riconoscimento pubblico, mentre gli ambienti digitali valorizzano una gamma più ampia di forme linguistiche, contribuendo a sfidare la storica marginalizzazione delle lingue che non si conformano a uno “standard”. Le autotraduzioni dal siciliano compaiono frequentemente in formati bilingue, affiancando il siciliano all’italiano e mettendo visivamente in discussione il predominio dell’italiano — soprattutto quando la versione siciliana riceve maggiore rilievo.

 

Poiché le varietà etichettate come “dialetti” hanno molte meno probabilità di essere mantenute, le lingue minorizzate necessitano di riconoscimento e sostegno attivo per restare vitali. Comprendere se l’autotraduzione possa rafforzare il siciliano e contribuire alla sua sostenibilità a lungo termine è quindi centrale per ATLAS.

Obiettivi

Analizzare perché gli artisti si autotraducono

– esaminando le loro motivazioni e il rapporto con le lingue in cui operano.

Studiare le pratiche editoriali e industriali

– analizzando come editori e etichette musicali trattano le diverse lingue e come le loro strategie di marketing e gli elementi di design, come layout e materiali paratestuali, ne influenzino la visibilità, sia in stampa sia online.

Comprendere le percezioni sociali

– investigando come lettori, ascoltatori e comunità reagiscono alla lingua minorizzata e all’autotraduzione, e come le pratiche editoriali attuali influenzano queste percezioni.

Questi obiettivi permettono al progetto di valutare se l’autotraduzione possa agire come una forma di attivismo linguistico e come uno strumento pratico per sostenere la vitalità e il riconoscimento delle lingue minorizzate.

Approccio di ricerca

ATLAS adotta un approccio interdisciplinare e a metodi misti, che integra studi sulla (auto)traduzione, sociolinguistica, studi letterari, studi interculturali e italianistica. Per comprendere come l’autotraduzione operi in contesti creativi e sociali concreti, il progetto combina diverse attività di ricerca:

Analisi paratestuale

studio di layout, prefazioni, note, hashtag e della presentazione visiva dei testi bilingui, sia nelle pubblicazioni tradizionali sia sulle piattaforme digitali

Interviste

dialogo con autotraduttori, etichette, editori e istituzioni per esplorare le loro scelte, motivazioni e atteggiamenti nei confronti delle lingue minorizzate

Sondaggi e questionari

analisi di come la società percepisce le lingue e reagisce all’autotraduzione, considerando diverse fasce d’età

Coinvolgimento della comunità

partecipazione di scuole, organizzazioni culturali e del pubblico più ampio attraverso laboratori, una mostra e attività volte a raccogliere prospettive e promuovere consapevolezza

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